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Andare sul link allegato per ascoltare tramite youtube, la
voce di Francesco Palmieri (mio figlio). Ingresso libero. Ciao
Aurelio
http://www.youtube.com/watch?v=jhh5Wspij0o&feature=related
(link per Colline)

Buonavisione

Aurelio Palmieri con la sua macchina fotografica.
Essere a Soveria 2009 vedi altre foto



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Leggi lentamente… in silenzio!
Ciao, leggi per favore e non eliminare questa mail dalla
tua casella di posta prima di 2 giorni!
Leggi e vedrai… e saprai ciò che tutti pensano di te…
Ci sono almeno 5 persone in questo mondo che ti amano al
punto di morire per te.
Ci sono almeno 15 persone che ti amano in un certo modo.
La sola ragione per la quale una persona ti odia, è perché
vuole essere come te..
Un tuo sorriso fa gioire qualcuno che non ti ama.
Tutte le notti, qualcuno pensa a te prima di dormire.
Rappresenti il mondo per qualcuno.
Se non fosse per te, qualcuno non potrebbe vivere.
Sei Speciale ed Unico e la persona di cui
ignori l'esistenza ti ama.
Quando commetti la più grande sciocchezza, qualcosa di bene
proviene da questa.
Quando pensi che il mondo ti volta le spalle, osserva bene: Sei
soprattutto tu che volti le spalle al mondo!!!
Quando pensi che tu non hai una possibilità quando non
possiedi ciò che vuoi, probabilmente tu non lo avrai.
Se credi in te, probabilmente, presto o tardi, tu lo avrai.
Ricordati sempre dei complimenti che ricevi.
Dimentica le osservazioni cattive.
Dì sempre alla gente ciò che consideri a proposito di loro,
ti sentirai meglio quando lo sapranno.
Nessuno merita le tue lacrime e i tuoi
pianti, e colui che li merita veramente non ti farà mai piangere.
Se hai un migliore amico, prendi tempo per dirgli ciò
rappresenta per te. Invia questa lettera a tutte le persone che
apprezzi, compresa chi te l'ha inviata. Se lo farai, illuminerai il
giorno di qualcuno e forse cambierai la sua prospettiva di vita al
meglio.
Si dice che si prende un minuto per
notare una persona speciale, un'ora per apprezzarla, un giorno per
amarla, ma si ha in seguito bisogno di tutta una vita per
dimenticarla.
Invia questo pensiero alle persone che tu non dimenticherai
mai.
C'è un piccolo messaggio che permetterà loro di sapere
che mai non li dimenticherai.
Se non lo rinvii a nessuno significa che hai molta fretta e
che hai dimenticato i tuoi amici.
Fermati un po'e prenditi il tempo di vivere!
Allora? Che aspetti?
Inviala a tutte le persone che sono così importanti nella
tua vita.
E sii certo che io non ti dimenticherò mai perché ti
voglio bene per amicizia.
Non lasciare mai la persona che ami
per quella che ti piace poiché quello che ti piace ti lascerà
per la persona che ama..
Questa sera a mezzanotte il tuo vero amore si realizzerà.
Ti sfido a inviare questa mail ad almeno 15 persone in meno
di 15 minuti.
Amichevolmente
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OLOCAUSTO

Meditazione
di novembre
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Essere
a Soveria 2008 leggi tutto
Sii
sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i
tuoi sogni.
L'ORSO
DELLA LUNA CRESCENTE (Giappone)
tratto dal libro " DONNE CHE CORRONO CON I LUPI " di:
C. P. Estès.
C'era una volta una giovane che viveva in un profumato bosco di
pini. Il marito era lontano, a combattere una lunga guerra.
Quando finalmente fu congedato, tornò a casa, ma si rifiutò di
entrarvi perché si era abituato a dormire sulle pietre. Stava
giorno e notte per conto suo, nel bosco. La giovane moglie era
tanto eccitata quando le dissero che finalmente il marito
sarebbe ritornato a casa, che prese a comprare cibi e a cucinare
piatti e piatti e ciotole e ciotole di giuncata di soia, e tre
tipi di pesce e tre tipi di alghe, e riso cosparso di pepe
rosso, e dei bei gamberi, grossi e color arancio. Sorridendo
timidamente, portò i cibi nel bosco e s'inginocchiò accanto al
marito tanto stanco della guerra, e gli offrì le stupende
pietanze che aveva preparato. Ma lui saltò in piedi e diede un
calcio ai vassoi, sicchè la giuncata si sparse per terra, il
pesce volò per aria, le alghe e il riso si sparpagliarono
ovunque, e i grossi gamberi arancioni rotolarono lungo il
sentiero.
"Lasciami stare!" urlò, e le voltò le spalle. Era
tanto in collera che lei ne ebbe quasi paura. Alla fine,
disperata, riuscì a raggiungere la caverna della guaritrice che
viveva lontano dal villaggio "Mio marito è tornato
gravemente turbato dalla guerra" disse la moglie.
"S'infuria continuamente e non mangia nulla. Vuole restare
all'aperto, non vuole più vivere con me come un tempo. Puoi
darmi una pozione per renderlo di nuovo gentile e
affettuoso?" La guaritrice la rassicurò:"Posso fare
questo per te, ma mi occorre uno speciale ingrediente. Purtroppo
ho esaurito i peli dell'orso della luna crescente. Devi dunque
arrampicarti su per la montagna, trovare l'orso nero e portarmi
un pelo della luna crescente che ha sulla gola. Allora potrò
darti quel che ti occorre, e la vita tornerà a essere
bella". Molte donne si sarebbero scoraggiate, avrebbero
ritenuto impossibile quell'impresa. Ma lei no, perché era una
donna che amava. "Oh, ti sono così grata!" disse.
"E' così bello sapere che si può fare qualcosa". Si
preparò dunque al viaggio, e la mattina dopo prese a salire su
per la montagna. E intanto cantava "Arigato zaisho",
che è un modo per salutare la montagna e dirle "grazie di
lasciarmi salire sul tuo corpo". Salì sulle colline dove i
massi erano come grosse pagnotte di pane. Raggiunse un altipiano
ricoperto da un bosco. Gli alberi avevano lunghi rami
drappeggiati e foglie che parevano stelle. "Arigato zaisho"
cantava. Era un modo per ringraziare gli alberi che sollevavano
le chiome per lasciarla passare. Così riuscì ad attraversare
il bosco e riprese a salire. Ora era più faticoso. La montagna
aveva fiori spinosi che si impigliavano all'orlo del kimono, e
rocce che le sbucciavano le piccole mani. Strani uccelli neri le
volavano incontro nel crepuscolo e la spaventarono. Sapeva che
erano muen-botoke, spiriti dei morti che non avevano parenti, e
per loro intonò preghiere: "Vi sarò parente. Farò in
modo che possiate riposare". Salì ancora, perché era una
donna che amava. Salì finchè vide la neve sulla cima della
montagna. I piedi si bagnarono e diventarono freddi, ma lei
continuò a salire, perché era una donna che amava. Si scatenò
una tempesta, e i fiocchi di neve le entravano negli occhi e
nelle orecchie. Accecata, continuava a salire. E quando smise di
nevicare la donna cantò: "Arigato zaisho", per
ringraziare i venti che non l'accecavano più. Si rifugiò in
una piccola caverna, così piccola che ci stava dentro a
malapena. Aveva del cibo per sé, ma non mangiò; si ricoprì di
foglie e dormì. La mattina l'aria era tranquilla e tra la neve
si scorgevano persino delle pianticelle verdi. "Ecco"
pensò "è arrivato il momento di trovare l'orso della luna
crescente". Cercò tutto il giorno e all'imbrunire trovò
delle grosse cataste di legna e non ebbe più bisogno di
cercare, perché un gigantesco orso nero camminava pesantemente
sulla neve, lasciandosi dietro profonde orme. L'orso della luna
crescente ringhiò ferocemente ed entrò nella sua tana. La
donna frugò nel suo fagotto e mise il cibo che aveva portato in
una ciotola. L'appoggiò sulla soglia della tana e tornò a
nascondersi nel suo rifugio. L'orso sentì l'odore del cibo e
uscì barcollando dalla sua tana, ringhiando così forte da far
rotolare delle pietre. L'orso girò un po' di volte attorno al
cibo, sentì il vento e inghiottì il cibo in un sol boccone.
Poi sparì nella sua tana. La sera dopo la donna fece la stessa
cosa, ma dopo aver depositato la ciotola non tornò nel suo
rifugio ma si fermò a mezza strada. L'orso sentì l'odore del
cibo, uscì dalla tana, ringhiò da scrollare le stelle dei
cieli, girò attorno, molto cautamente sentì l'aria, ma alla
fine inghiottì il cibo e tornò nella sua tana. La cosa continuò
per parecchie notti finchè in una scura notte blu la donna sentì
di avere abbastanza coraggio da aspettare vicino alla tana
dell'orso. Mise il cibo nella ciotola sulla soglia della tana e
lì rimase in piedi, in attesa. Quando l'orso sentì l'odore del
cibo e uscì, vide anche un piccolo paio di piedi umani. L'orso
alzò il capo e ringhiò tanto forte da farle rumoreggiare le
ossa. La donna tremava, ma restò al suo posto. L'orso si ripiegò
sulle zampe posteriori, spalancò le fauci e ringhiò tanto che
la donna potè vedere il palato rosso e marrone della bocca. Ma
non si diede alla fuga. L'orso ringhiò più forte e allungò le
zampe come per afferrarla, con i dieci artigli che pendevano
come dieci lunghi coltelli sulla sua testa. La donna tremava
come una foglia al vento, ma rimase ferma dov'era. "Per
favore caro orso" implorò "per favore, ho fatto tutta
questa strada perché ho bisogno di una cura per mio
marito". L'orso lasciò ricadere a terra le zampe
sollevando una nuvola di neve, e osservò la faccia terrorizzata
della donna. Per un attimo alla donna parve di poter vedere
intere catene montuose, vallate, fiumi e villaggi riflessi nei
vecchi occhi dell'orso. Provò una gran pace, e smise di
tremare. "Ti prego caro orso, ti ho nutrito per tante
notti, potrei avere un pelo della luna crescente che hai sulla
gola?". L'orso rifletteva e pensava: questa piccola donna
sarebbe un buon cibo. Ma improvvisamente provò per lei tanta
pietà. "E' vero" disse l'orso della luna crescente,
"sei stata buona con me. Puoi prendere un mio pelo. Ma fai
in fretta e tornatene a casa". L'orso sollevò il muso
perché potesse vedere la bianca luna crescente sulla gola, e la
donna vide anche il suo cuore pulsare forte. La donna poggiò
una mano sul collo dell'orso, e con l'altra prese un lucente
pelo bianco, e in fretta lo strappò. L'orso indietreggiò e
urlo come fosse stato ferito. Poi il dolore si trasformò in
stizza. "Oh grazie mille orso della luna crescente."
La donna si piegò in mille inchini, ma l'orso grugnì e fece un
passo avanti. Urlò parole che lei non poteva comprendere e che
pure aveva sempre saputo. La donna si volse e volò giù dalla
montagna. Corse sotto gli alberi con le foglie a stella. E
sempre andava intonando: "Arigato zaisho", per
ringraziare gli alberi che sollevando i rami la lasciavano
passare. Inciampò sui massi che parevano grosse pagnotte di
pane urlando: "Arigati zaisho", per ringraziare la
montagna che l'aveva fatta salire sul suo corpo. Sebbene avesse
gli abiti ridotti a brandelli, i capelli spettinati e la faccia
sporca, corse giù per gli scalini di pietra che portavano al
villaggio e raggiunse la capanna dove la guaritrice sedeva a
curare il fuoco. "Guarda, l'ho trovato, il pelo dell'orso
della luna crescente!" urlava la giovane donna.
"Bene" disse la guaritrice con un sorriso. Prese il
pelo bianco e lo guardò alla luce. "Sì, è un autentico
pelo dell'orso della luna crescente". Poi d'improvviso si
volse e gettò il pelo nel fuoco, dove scoppiettò e bruciò in
una bella fiamma arancione. "No" urlò la donna
"cosa hai fatto?" Calmati, va bene così, è tutto a
posto", disse la guaritrice. "Ti ricordi tutto quello
che hai fatto per scalare la montagna? Ricordi tutto quello che
hai fatto per conquistare la fiducia dell'orso? Ricordi quello
che hai visto, quello che hai udito?". "Sì"
rispose la donna, "lo ricordo benissimo". La vecchia
guaritrice le sorrise dolcemente e disse: "Ora, figlia mia,
torna a casa con tutte queste nuove conoscenze, e comportati
nello stesso modo con tuo marito". La collera come maestra:
Il contenuto di questa storia ci mostra che la pazienza soccorre
la collera, ma il messaggio indiretto riguarda quanto una donna
deve fare per riportare l'ordine nella psiche e rinfrancare l'io
in collera. Per affrontare e guarire la collera è necessario:
ricercare una forza salutare, saggia e quieta (la guaritrice);
accettare la sfida di penetrare nel territorio psichico (la
scalata della montagna), riconoscere le illusioni (superare i
massi, correre sotto gli alberi), dare riposo ad antichi
pensieri e sentimenti ossessivi (gli inquieti spiriti),
sollecitare il grande compassionevole Io (nutrire l'orso),
comprendere il lato ringhiante della psiche compassionevole
(riconoscere che l'orso non è docile). La cura sta nel processo
di ricerca e pratica e non in un'unica idea(distruzione del
pelo). La psiche ha un lato torturato e molto in collera
rappresentato dal marito, lo spirito amante della psiche, la
moglie, assume il compito di trovare una cura per la collera. La
pazienza è un'ottima cosa per la collera antica come per la
nuova, e ottima cosa è la ricerca di una cura. Il lavoro
psichico va fatto sia nel mondo interiore che in quello
esteriore. Possiamo usare la luce della collera in un modo
positivo, per vedere dove di solito non possiamo vedere. Tutte
le emozioni, anche la collera, portano sapienza, penetrazione,
illuminazione. Ma la collera non trasformata può diventare un
mantra su quanto siamo stati oppressi, feriti e torturati. La
collera corrode la nostra fede che possa accadere qualcosa di
buono. Dietro alla perdita della speranza di solito c'è la
collera, dietro alla collera il dolore, dietro al dolore una
qualche tortura. La scalata della montagna: invece di cercare di
"comportarci bene", di non sentire la nostra collera,
è bene invitarla a sedere accanto a noi. All'inizio la collera
si comporta come il marito della storia: non vuol mangiare, non
vuol parlare, vuol stare per conto suo. In questo momento
critico chiamiamo la guaritrice, la nostra parte più saggia, le
nostre risorse migliori. La guaritrice interiore mantiene la
calma per immaginare come procedere nel migliore dei modi,
osservando con calma la situazione che provoca la nostra
collera, proiettandoci nel futuro per farci vedere cosa ci
renderebbe orgogliose del nostro comportamento passato, con il
senno di poi. Noi vogliamo usare la collera come forza creativa.
Per cambiare, sviluppare, proteggere. Se c'è calma può esserci
apprendimento, se divampa un terribile fuoco esso lascerà solo
cenere. E' bene ritirarsi sulla montagna quando non sappiamo che
altro fare. Nelle fiabe la montagna è il simbolo che descrive i
livelli di padronanza da raggiungere prima di salire al livello
successivo. Scalando la montagna sconosciuta conquistiamo una
vera conoscenza della psiche istintiva. Nella storia la montagna
consente alla donna di salire e gli alberi sollevano i rami per
lasciarla passare. E' il simbolo del diradarsi delle illusioni.
Sollevare i veli rende tanto forti da sopportare la vita,
consente di imparare a non prendere troppo sul serio la prima
impressione, ma a guardare oltre. La donna della storia compie
il suo viaggio per portare luce nell'oscurità della collera.
Per farlo deve comprendere i vari strati di realtà sulla
montagna. Abbiamo tante illusioni nella vita! Gli uccelli: la
rabbia è il risultato di fantasmi che non riposano in pace
perché nessuno se n'è occupato. L'orso - spirito: per gli
antichi l'orso rappresenta la resurrezione (il letargo). L'orso
può essere inteso come la capacità di regolare la propria
vita, specie quella del sentimento. L'orso si muove secondo i
cicli, va in letargo e rinnova l'energia per il ciclo
successivo. Si può conservare un controllo della pressione
della vita emotiva, si può essere insieme fieri e generosi,
reticenti e preziosi. Si può proteggere il territorio, segnare
chiaramente i confini, scuotere il cielo se necessario, ed
essere comunque disponibili, accessibili, capaci di generare. Il
fuoco trasformatore e l'azione giusta: nello Zen, il momento in
cui la guaritrice getta il pelo nel fuoco è il momento della
vera illuminazione. Questa avviene quando la proiezione della
cura magica si dissolve. Quello che serve è
la PRATICA
: occorre tornare a casa e compiere i vari passi, uno dopo
l'altro, tutte le volte che è necessario, il più a lungo
possibile o per sempre. Quando insorge la collera dobbiamo
tenerla in attesa, liberare le illusioni, salire sulla montagna
e parlarle. Tornata la donna dalla montagna, la vita torna ad
essere mondana, lei possiede il dono dell'esperienza sulla
montagna, ha la conoscenza. L'energia della collera può essere
usata per altro. Pure, un giorno, la collera spunterà di nuovo
(per uno sguardo, una parola, un tono di voce, la sensazione di
essere trattata senza stima, o manipolata). Le particelle
residue della collera originaria provocano una sofferenza
intensa quasi come la ferita originaria. Allora ci si
irrigidisce e si aumenta così la sofferenza. E' d'obbligo
allora fermarsi, ritirarsi e scegliere la solitudine. I
descansos: c'è un tempo dell'esistenza in cui una donna prende
una decisione importante per la sua vita futura: essere amara o
non esserlo. I descansos sono piccoli croci bianche lungo le
vie, sono luoghi di sosta. Sono lì in memoria della morte di
qualcuno. Le donne muoiono migliaia di volte prima dei vent'anni.
Se questo approfondisce l'individuazione, la crescita, la
consapevolezza, si tratta anche di tragedie tremende, e come
tali vanno piante. Fare dei descansos vuol dire guardare la
propria esistenza e segnare dove sono avvenute le piccole e le
grandi morti. L'istinto offeso e la collera: è necessario fare
rispettare confini ben precisi e dare risposte ferme. Una donna
può avere difficoltà a liberare la collera anche quando le
intralcia la vita. Soffermarsi sui traumi serve per arrivare
alla guarigione, ma alla fine le ferite devono essere suturate,
diventare cicatrici. L'insabbiamento in una rabbia antica:
quando una donna ha difficoltà a lasciar sbollire la rabbia,
spesso è perché la usa per sentirsi più forte. Ma la collera
continua brucia l'energia primaria. La foga della collera non va
confusa con la vita appassionata. E' una difesa che costa molto
mantenere. C'è un modo di uscirne: il perdono.
Le quattro fasi del perdono:
1- PRENDERE LE DISTANZE: è bene allontanarsi, non pensare per
un po' alla persona o all'evento. Ci lasciamo uno spazio per
rafforzarci, per godere di altre felicità.
2- ASTENERSI: evitare il castigo. Avere pazienza, resistere,
incanalare l'emozione. Praticare la generosità.
3- DIMENTICARE: lasciare andare, allentare la presa, in
particolare nella memoria. Relegare la questione sullo sfondo,
rifiutando di raccogliere il materiale infiammabile. Non
fomentarsi con pensieri, immagini, emozioni ripetitivi.
Abbandonare la pratica di ossessionarsi, creare un paesaggio
nuovo, una vita nuova e nuove esperienze a cui pensare.
4- PERDONARE: il perdono "definitivo" non significa
resa, è la decisione conscia di smetterla di nutrire il
risentimento, di rinunciare alla rappresaglia. Significa
rinunciare non alla protezione, ma alla freddezza.
“Nostra bandiera è il
dialogo. L'amore, solo l'amore è credibile”.

Buon
mese di ottobre leggi tutto
www.prometeolocri.net

« Un Massone è tenuto,
per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se egli intende
rettamente l'Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino
irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in
ogni Paese a essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa
fosse, oggi si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella
Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando a essi le
loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e leali o uomini di
onore e di onestà, quali che siano le denominazioni o confessioni che
servono a distinguerli; per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione
e il mezzo per annodare una sincera amicizia tra persone che sarebbero
rimaste in perpetuo estranee. »

Il
vero segreto è non avere segreti, perchè la verità rende liberi.

E’ una bufala, la
potenza dell’amore è più forte del male che gli si vorrebbe arrecare con
l'articolo de "La voce della Voce".
SABATO 13 settembre 2008 calabria ora
Il fascino del
“compasso”
Una rivista nazionale pubblica
le liste dei massoni in città
Il fascino immutabile dei grembiuli e dei
compassi. Misteri, segreti e complotti, tutto in Italia pare coniugarsi
con la massoneria. «Quella che noi rappresentiamo è una massoneria che
si è aperta alla società, trasparente, alla luce del sole. Siamo in
vetrina e dunque, se si parla di massoneria “coperta”, non siamo noi»
Parole del gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Gilberto Raffi
raccolte e immediatamente messe in pratica dalla rivista “La voce delle
voci”. Il periodico diretto da Andrea Cinquegrani ha prelevato dalle
prefetture le liste degli iscritti alle logge e le ha pubblicate. Oltre
venticinquemila
(26.410 per l’esattezza) nomi e cognomi sono finiti nelle edicole
italiane. Naturalmente l’interrogativo è se ci sia violazione della
privacy, secondo il periodico «è invece un atto che, in conformità con
la legge Anselmi, restituisce trasparenza e informazione anche alle
migliaia e migliaia di iscritti che non sono a conoscenza degli elenchi,
nonché a quella stragrande maggioranza di affiliati che - ne siamo certi
- ha compiuto questa scelta esclusivamente in nome di ideali». Tra le
migliaia di italiani finiti sulle pagine della rivista circa trecento sono
nostri concittadini. Le liste appaiono quantomeno datate, si fa infatti
riferimento a società scomparse da anni come
la Sip
e viene usata ancora la dizione Usl. C’è un po’ di tutto nelle logge
catanzaresi medici e impiegati, pensionati e imprenditori, avvocati e
magistrati, geometri, bancari e pensionati. Naturalmente non mancano i
politici. Due i nomi che spiccano tra i catanzaresi nell’elenco
pubblicato dalla “Voce delle Voci”: l’ex sindaco e attuale
consigliere regionale Sergio Abramo e il deputato e ormai ex coordinatore
calabrese di Forza Italia Giancarlo Pittelli. E qui nasce l’altro
interrogativo. È giusto che un amministratore pubblico, un rappresentante
del popolo sia iscritto a una loggia massonica? E questa affiliazione
potrebbe in qualche modo compromettere la sua missione di fare
l’interesse pubblico? Una risposta a queste
domande ha provato a darla il sindaco di Lamezia Terme che ha chiesto ai
suoi consiglieri una pubblica dichiarazione di estraneità alla
massoneria. Comunque la si veda, pare proprio che non ci sia nulla di
nuovo sotto il sole. L'organizzazione massonica nella provincia di
Catanzaro sorse nel 1864 con la "Tommaso Campanella" che fu la
prima loggia post-unitaria della provincia. Da quegli elenchi vengono
fuori i nomi di sindaci e parlamentari del capoluogo, da De Seta a Jannoni.
Sono passati più di cento anni e ancora la parola massoneria fa rima con
mistero. Solo pochi mesi fa il tribunale di Catanzaro ha prosciolto da
ogni accusa sei aderenti alla “loggia massonica Francesco De Luca di
rito scozzese antico e accettato”, tutti accusati di violazione della
Legge Anselmi sulle organizzazioni segrete.
Il sito è in continuo aggiornamento, si continuerà a costruirlo per
renderlo sempre più perfetto. Grazie per l'attenzione e un caloroso
abbraccio a tutti gli amici che ci seguono con attenzione per un dialogo
costruttivo.

Tale
fiammella non brucerà ma illuminerà
i nostri cuori
!
Ricorda....... non fare del bene, se
non hai la forza di sopportare l'ingratitudine.
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