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. La
Santità della Chiesa è dimostrata che con tutti questi
vignaiuoli infedeli ancora esiste e sempre esisterà.
http://www.youtube.com/watch?v=FJldP1Lcfhc

Rivolgo
un appello a chi mi fa avere una foto nella quale il Papa
incensa la Madonna o fa un suo riferimento.

Il
saluto del vescovo Antonio Cantafora

Chiesa viva accanto al suo popolo
La gioia e le speranze della Chiesa lametina sono state
confidate al Papa dal vescovo di Lamezia Terme, Luigi
Antonio Cantafora. «La notizia della sua visita — ha
detto appena terminato il discorso del sindaco — ci ha
riempiti di stupore e gratitudine per essere stati
destinatari di tanta benevolenza».
«Questi sentimenti — ha aggiunto il presule — si sono
accresciuti, nell’attesa di questo giorno, perché
l’annuncio della sua visita ha messo in moto
la Chiesa
e la società civile.
E ora, Santità,
siamo tutti intorno a lei: il nostro cuore sussulta per
la Sua
presenza, il nostro spirito attende
la Sua
parola».
Il vescovo ha parlato della Calabria come «terra bella,
terra ferita, talvolta rassegnata, ma ricca di storia, di
valori genuini, di sentimenti religiosi e di tanta gioventù».
La presenza del Pontefice — ha detto — «ci unisce, ci
fa sentire popolo di Dio, fratelli perché figli
dell’unico Padre».
Dopo aver ricordato il motto scelto per la preparazione alla
visita — «Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina!»
— monsignor Cantafora ha sottolineato: «Ora,
lo stesso successore di Pietro, è qui in mezzo a noi per
confermarci nella fede, per incoraggiarci nella speranza,
per esortarci alla carità che tutti siamo chiamati a
esprimere tra noi e anche nelle molteplici forme del vivere
sociale. Santità, siamo assetati, affamati, desiderosi di
ascoltare e ricevere da lei
la Parola
di verità,
la Parola
che risolleva, rialza, fa rivivere. Siamo pronti ad
ascoltare
la Parola
generatrice della vera vita, poiché non vogliamo che il
nostro popolo perisca per mancanza di conoscenza».
«Oggi — ha proseguito — attendiamo il suo autorevole
incoraggiamento, la sua spinta, perché la nostra fede,
purificata dal crogiolo della nostra storia, possa essere
nel presente sempre più luminosa e audace e la nostra
Chiesa sappia osare, perché innamorata di Cristo».
La Calabria
è un «territorio già intriso di spiritualità grazie agli
insediamenti monastici basiliani e, in tempi recenti,
simbolo di speranze di sviluppo economico mai pienamente
intrapreso e sostenuto». E su questa terra «oggi
celebriamo l’Eucaristia con il Successore di Pietro. La
promessa del Signore, di essere con noi per sempre, si
realizza. La gioia è al culmine! È una gioia che viene
dalla Pasqua di Cristo ed è simbolicamente rappresentata
dal dono che la nostra Chiesa le offre».
In conclusione il presule ha rinnovato la riconoscenza a
Benedetto XVI «per la sua presenza in mezzo a noi, per la
consolazione e il conforto che la sua visita infonde nei
nostri cuori e per lo slancio di fede che suscita nelle
nostre vite».
11 ottobre 2011
La
visita del Papa a Lamezia Terme e alla certosa di Serra San
Bruno

Con coraggio oltre l’emergenza
Nel silenzio e nella solitudine l’uomo
sperimenta la pienezza di Dio e ritrova l’essenziale della
vita
Un’iniezione di fiducia e di coraggio per una terra
destabilizzata non solo da problemi geologici e strutturali
ma anche da inaccettabili prassi individuali e sociali.
L’ha portata Benedetto XVI in Calabria con la visita di
domenica 9 ottobre a Lamezia Terme e Serra San Bruno. Senza
cedere a stereotipi usurati o a facili ottimismi, il Papa si
è calato con realismo nei problemi e nelle attese della
regione — un territorio «in cui si ha la continua
sensazione di essere in emergenza» ha notato — cercando
soprattutto di ascoltare e di parlare al cuore della gente.
«Avete tutti
i motivi per mostrarvi forti, fiduciosi e coraggiosi» si è
detto convinto, invitando i calabresi a non cedere alla
rassegnazione e a recuperare comportamenti virtuosi sia a
livello personale che comunitario.
La mattinata trascorsa a Lamezia Terme — dove ha celebrato
la messa e ha recitato l’Angelus — ha offerto al
Pontefice l’occasione per denunciare la gravità di
fenomeni come la criminalità organizzata e la
disoccupazione. Ma anche per incoraggiare i fedeli nella
testimonianza di quei «valori umani e cristiani» che
possono sconfiggere la tentazione dell’interesse di parte
e favorire la promozione del bene comune. A Benedetto XVI
stanno a cuore soprattutto i temi del lavoro, della gioventù,
della tutela delle persone disabili: e proprio su questi ha
invocato l’attenzione delle istituzioni e ha chiesto a
ciascuno un «contributo di competenza e di responsabilità».
A conclusione del rito, in segno di solidarietà e
condivisione, il Papa ha offerto lo stesso pranzo consumato
con i vescovi della Calabria ai poveri ospitati dalla mensa
della Caritas.
La sosta del pomeriggio a Serra San Bruno, con la visita alla
storica certosa, ha dato modo al Pontefice di approfondire e
rilanciare l’attualità della funzione del monastero:
istituzione apparentemente obsoleta ma in realtà «preziosa»
e «indispensabile» anche per gli uomini del nostro tempo,
dominati dagli interessi materiali e incapaci di guardare
alla realtà con gli occhi dello spirito. Un’esperienza
che i sedici monaci della comunità certosina hanno reso
visibile dinanzi al Papa durante la preghiera dei secondi
vespri. Mostrando così che il silenzio e la solitudine non
sono un’abdicazione dal mondo, ma — come ha sottolineato
Benedetto XVI — un invito a emanciparsi dalle catene del
rumore che avvolge la quotidianità e a sperimentare la
pienezza della presenza di Dio in ogni creatura. È così
che il monaco vive l’essenziale e trova in esso le radici
della «profonda comunione con i fratelli, con ogni uomo».
11 ottobre 2011
L'omelia
durante la messa a Lamezia Terme

La cura dell’altro e del bene pubblico
Le risorse della fede e delle capacità
umane per rispondere alle emergenze della disoccupazione e
della criminalità organizzata
Non cedere alla tentazione del pessimismo di fronte a
comportamenti destabilizzanti e all’efferatezza della
criminalità, ma costruire una nuova generazione di uomini e
di donne capaci di promuovere «non interessi di parte ma il
bene comune». È l’invito del Papa alla Calabria per
costruire un futuro nuovo. Benedetto XVI lo ha affidato ai
fedeli riuniti domenica mattina, 9 ottobre, nella zona
cosiddetta ex-Sir, alla periferia industriale di Lamezia
Terme, durante la celebrazione della messa con la quale è
iniziata la sua prima visita pastorale in Calabria. Questo
il testo dell’omelia pronunciata dal Pontefice.
Cari fratelli e sorelle!
È grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane
della Parola di Dio e dell’Eucaristia. Sono lieto di
essere per la prima volta qui in Calabria e di trovarmi in
questa Città di Lamezia Terme. Porgo il mio cordiale saluto
a tutti voi che siete accorsi così numerosi e vi ringrazio
per la vostra calorosa accoglienza! Saluto in particolare il
vostro Pastore, Mons. Luigi Antonio Cantafora, e lo
ringrazio per le cortesi espressioni di benvenuto che mi ha
rivolto a nome di tutti.
Saluto anche
gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i
Religiosi e le Religiose, i rappresentanti delle
Associazioni e dei Movimenti ecclesiali. Rivolgo un
deferente pensiero al Sindaco, Prof. Gianni Speranza, grato
per il cortese indirizzo di saluto, al Rappresentante del
Governo ed alle Autorità civili e militari, che con la loro
presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un
ringraziamento speciale a quanti hanno generosamente
collaborato alla realizzazione della mia Visita Pastorale.
La liturgia di questa domenica ci propone una parabola che
parla di un banchetto di nozze a cui molti sono invitati. La
prima lettura, tratta dal libro di Isaia, prepara questo
tema, perché parla del banchetto di Dio. È un’immagine
— quella del banchetto — usata spesso nelle Scritture
per indicare la gioia nella comunione e nell’abbondanza
dei doni del Signore, e lascia intuire qualcosa della festa
di Dio con l’umanità, come descrive Isaia: «Preparerà
il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo
monte, un banchetto di grasse vivande... di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati» (Is
25, 6). Il profeta aggiunge che l’intenzione di Dio è di
porre fine alla tristezza e alla vergogna; vuole che tutti
gli uomini vivano felici nell’amore verso di Lui e nella
comunione reciproca; il suo progetto allora è di eliminare
la morte per sempre, di asciugare le lacrime su ogni volto,
di far scomparire la condizione disonorevole del suo popolo,
come abbiamo ascoltato (vv. 7-8). Tutto questo suscita
profonda gratitudine e speranza: «Ecco il nostro Dio, in
lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il
Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per
la sua salvezza» (v. 9).
Gesù nel Vangelo ci parla della risposta che viene data
all’invito di Dio — rappresentato da un re — a
partecipare a questo suo banchetto (cfr. Mt
22, 1-14). Gli invitati sono molti, ma avviene qualcosa di
inaspettato: si rifiutano di partecipare alla festa, hanno
altro da fare; anzi alcuni mostrano di disprezzare
l’invito. Dio è generoso verso di noi, ci offre la sua
amicizia, i suoi doni, la sua gioia, ma spesso noi non
accogliamo le sue parole, mostriamo più interesse per altre
cose, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni
materiali, i nostri interessi. L’invito del re incontra
addirittura reazioni ostili, aggressive. Ma ciò non frena
la sua generosità. Egli non si scoraggia, e manda i suoi
servi ad invitare molte altre persone. Il rifiuto dei primi
invitati ha come effetto l’estensione dell’invito a
tutti, anche ai più poveri, abbandonati e diseredati. I
servi radunano tutti quelli che trovano, e la sala si
riempie: la bontà del re non ha confini e a tutti è data
la possibilità di rispondere alla sua chiamata. Ma c’è
una condizione per restare a questo banchetto di nozze:
indossare l’abito nuziale. Ed entrando nella sala, il re
scorge qualcuno che non l’ha voluto indossare e, per
questa ragione, viene escluso dalla festa. Vorrei fermarmi
un momento su questo punto con una domanda: come mai questo
commensale ha accettato l’invito del re, è entrato nella
sala del banchetto, gli è stata aperta la porta, ma non ha
messo l’abito nuziale? Cos’è quest’abito nuziale?
Nella Messa in
Coena Domini di quest’anno ho fatto
riferimento a un bel commento di san Gregorio Magno a questa
parabola. Egli spiega che quel commensale ha risposto
all’invito di Dio a partecipare al suo banchetto, ha, in
un certo modo, la fede che gli ha aperto la porta della
sala, ma gli manca qualcosa di essenziale: la veste nuziale,
che è la carità, l’amore. E san Gregorio aggiunge: «Ognuno
di voi, dunque, che nella Chiesa ha fede in Dio ha già
preso parte al banchetto di nozze, ma non può dire di avere
la veste nuziale se non custodisce la grazia della Carità»
(Homilia
38, 9: PL
76, 1287). E questa veste è intessuta simbolicamente di due
legni, uno in alto e l’altro in basso: l’amore di Dio e
l’amore del prossimo (cfr. ibid.,
10: PL
76, 1288). Tutti noi siamo invitati ad essere commensali del
Signore, ad entrare con la fede al suo banchetto, ma
dobbiamo indossare e custodire l’abito nuziale, la carità,
vivere un profondo amore a Dio e al prossimo.
Cari fratelli e sorelle! Sono venuto per condividere con voi
gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di
questa comunità diocesana. So che vi siete preparati a
questa Visita con un intenso cammino spirituale, adottando
come motto un versetto degli Atti degli Apostoli: «Nel nome
di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (3, 6). So che
anche a Lamezia Terme, come in tutta
la Calabria
, non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni. Se
osserviamo questa bella regione, riconosciamo in essa una
terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma
anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e
sociale; una terra, cioè, dove i problemi si presentano in
forme acute e destabilizzanti; una terra dove la
disoccupazione è preoccupante, dove una criminalità spesso
efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in cui si ha
la continua sensazione di essere in emergenza.
All’emergenza, voi calabresi avete saputo rispondere con
una prontezza e una disponibilità sorprendenti, con una
straordinaria capacità di adattamento al disagio. Sono
certo che saprete superare le difficoltà di oggi per
preparare un futuro migliore. Non cedete mai alla tentazione
del pessimismo e del ripiegamento su voi stessi. Fate
appello alle risorse della vostra fede e delle vostre
capacità umane; sforzatevi di crescere nella capacità di
collaborare, di prendersi cura dell’altro e di ogni bene
pubblico, custodite l’abito nuziale dell’amore;
perseverate nella testimonianza dei valori umani e cristiani
così profondamente radicati nella fede e nella storia di
questo territorio e della sua popolazione.
Cari amici! La mia visita si colloca quasi al termine del
cammino avviato da questa Chiesa locale con la redazione del
progetto pastorale quinquennale. Desidero ringraziare con
voi il Signore per il proficuo cammino percorso e per i
tanti germi di bene seminati, che lasciano ben sperare per
il futuro. Per fare fronte alla nuova realtà sociale e
religiosa, diversa dal passato, forse più carica di
difficoltà, ma anche più ricca di potenzialità, è
necessario un lavoro pastorale moderno e organico che
impegni attorno al Vescovo tutte le forze cristiane:
sacerdoti, religiosi e laici, animati dal comune impegno di
evangelizzazione. A questo riguardo, ho appreso con favore
dello sforzo in atto per mettersi in ascolto attento e
perseverante della Parola di Dio, attraverso la promozione
di incontri mensili in diversi centri della Diocesi e la
diffusione della pratica della Lectio divina. Altrettanto
opportuna è anche
la Scuola
di Dottrina Sociale della Chiesa, sia per la qualità
articolata della proposta, sia per la sua capillare
divulgazione. Auspico vivamente che da tali iniziative
scaturisca una nuova generazione di uomini e donne capaci di
promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune.
Desidero anche incoraggiare e benedire gli sforzi di quanti,
sacerdoti e laici, sono impegnati nella formazione delle
coppie cristiane al matrimonio e alla famiglia, al fine di
dare una risposta evangelica e competente alle tante sfide
contemporanee nel campo della famiglia e della vita.
Conosco, poi, lo zelo e la dedizione con cui i Sacerdoti
svolgono il loro servizio pastorale, come pure il
sistematico ed incisivo lavoro di formazione a loro rivolto,
in particolare verso quelli più giovani. Cari Sacerdoti, vi
esorto a radicare sempre più la vostra vita spirituale nel
Vangelo, coltivando la vita interiore, un intenso rapporto
con Dio e distaccandovi con decisione da una certa mentalità
consumistica e mondana, che è una tentazione ricorrente
nella realtà in cui viviamo. Imparate a crescere nella
comunione tra di voi e con il Vescovo, tra voi e i fedeli
laici, favorendo la stima e la collaborazione reciproche: da
ciò ne verranno sicuramente molteplici benefici sia per la
vita delle parrocchie che per la stessa società civile.
Sappiate valorizzare, con discernimento, secondo i noti
criteri di ecclesialità, i gruppi e movimenti: essi vanno
bene integrati all’interno della pastorale ordinaria della
diocesi e delle parrocchie, in un profondo spirito di
comunione.
A voi fedeli laici, giovani e famiglie, dico: non abbiate
paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della
società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza
umana! Avete tutti i motivi per mostrarvi forti, fiduciosi e
coraggiosi, e questo grazie alla luce della fede e alla
forza della carità. E quando doveste incontrare
l’opposizione del mondo, fate vostre le parole
dell’Apostolo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza»
(Fil
4, 13). Così si sono comportati i Santi e le Sante,
fioriti, nel corso dei secoli, in tutta
la Calabria. Siano
essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno
il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la
presenza e l’amore di Cristo.
La Madre
di Dio, da voi tanta venerata, vi assista e vi conduca alla
profonda conoscenza del suo Figlio. Amen!
11 ottobre 2011


Benedetto
XVI tra i fedeli di Lamezia Terme
Quel gesto di solidarietà
E
alla fine ha offerto il pranzo ai poveri assistiti dalla
Caritas locale e il dessert agli anziani malati ospiti di
alcune strutture assistenziali. Un gesto, quello del Papa a
conclusione della visita a Lamezia Terme, che ha assunto un
valore soprattutto simbolico in una terra,
la Calabria
, che ha un immenso bisogno di gesti concreti di
condivisione.
Poco
prima il Papa aveva pregato con il popolo di Lamezia Terme.
Aveva pregato secondo le intenzioni che erano state in
qualche modo rappresentate dal primo cittadino e dal vescovo
della diocesi. Aveva paragonato
la Calabria
a un terreno sismico, per rendere bene l’idea dello
sconquasso che porta al suo tessuto sociale il malaffare,
quello che il sindaco non ha esitato a chiamare per nome, la
mafia. E aveva concluso esortando i calabresi a prendere in
mano con coraggio il loro futuro, senza lasciarsi abbattere
dallo scoramento di fronte alle angherie dei malavitosi.
Cinquantamila fedeli, nonostante il maltempo della notte
sulla città e proseguito a tratti in giornata, si sono
raccolti attorno all’altare eretto nel cuore di una delle
periferie più rappresentative di Lamezia Terme, laddove una
volta si erigeva una fabbrica ormai chiusa. C’erano gruppi
di fedeli provenienti dalle varie diocesi della Calabria e
anche dalle regioni vicine, oltre a responsabili di
movimenti, associazioni laicali, parrocchie e congregazioni
religiose. Gli striscioni che tappezzavano la spianata
segnavano come su una cartina le varie località di
provenienza dei pellegrini, non solo della Calabria, ma di
tutto il Meridione d’Italia, tra cui: Palermo, Catania,
Bari, Melfi, Potenza, Barletta, Benevento, Napoli.
All’arrivo
sul palco, il Papa ha ascoltato le parole di benvenuto di
Gianni Speranza, il sindaco, che ha richiesto un
incoraggiamento contro la criminalità, la mafia, la
violenza. Gli ha fatto eco il vescovo della diocesi, Luigi
Antonio Cantafora, il quale ha salutato il Pontefice a nome
di tutti i fedeli. Il 1° ottobre il presule, insieme con il
presidente del consorzio di sviluppo industriale, Luigi
Muraca, aveva annunciato che l’area industriale conosciuta
con il nome di consorzio ex-Sir dove è stata celebrata la
messa, verrà denominata «Area Benedetto XVI». Le
motivazioni sono quanto mai eloquenti: «per perpetuare nel
tempo quale esempio per le generazioni future, il ricordo di
un uomo che, nell’esercizio del proprio pontificato ha
tenacemente perseguito l’obiettivo del raggiungimento
della pace fra i popoli della terra, testimonando la
presenza di Cristo soprattutto fra gli umili e i bisognosi».
E un’altra iniziativa che ricorderà la visita del Papa a
Lamezia Terme è stato il dono di un terreno, concesso
dall’amministrazione comunale, sul quale verrà costruita
una nuova chiesa cittadina dedicata a san Benedetto abate.
Il nuovo edificio vuole ricordare il Pontefice che ha scelto
il nome del patrono d’Europa e ricordare, inoltre, che
nove secoli fa nella piana sorgeva l’abbazia benedettina
di Santa Maria.
Una
visita che rimarrà nella storia lametina e per la quale si
sono mobilitati in tanti per assicurarne una buona riuscita.
Basti pensare all’impegno nell’installazione del palco
dove è stata celebrata la messa, sormontato da una grande
croce disegnata dal maestro Gerardo Sacco, ispirata alla
croce di Cortale, un paese situato sull’istmo della
Calabria, il punto più stretto tra i mari Ionio e Tirreno.
Al
termine della liturgia — diretta da monsignor Guido
Marini, maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie —
Antonetto, un ragazzo di sedici anni — costretto su una
sedia a rotelle, accompagnato da sua madre, volontaria
dell’Unitalsi — ha presentato al Papa un ramoscello in
oro per farlo benedire. Il
ramoscello, realizzato dall’orafo Gerardo Sacco, verrà
poi donato al santuario della Madonna della Quercia di
Visora, uno dei luoghi tradizionali di pellegrinaggio
mariano della zona, sorto nel XVI secolo.
Insieme
con Benedetto XVI hanno concelebrato, oltre ai componenti
del seguito papale — gli arcivescovi Giovanni Angelo
Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, James Michael
Harvey, prefetto della Casa Pontificia, il vescovo Paolo De
Nicolò, reggente della Prefettura della Casa Pontificia,
monsignor Georg Gänswein, segretario particolare di
Benedetto XVI — il vescovo Cantafora, i presuli della
Calabria e di alcune diocesi delle regioni limitrofe,
numerosi sacerdoti e religiosi. Alla celebrazione erano
presenti, tra gli altri, Patrizio Polisca, medico personale
del Pontefice, e il vice direttore del nostro giornale. In
onore di Benedetto XVI, che è il primo Papa dopo secoli a
celebrare una messa a Lamezia Terme — Giovanni Paolo II
nell’ottobre 1984 si limitò ad atterrare all’aeroporto
locale — si sono esibiti trecento cantori e l’orchestra
musicale giovanile della Calabria, che ha eseguito i canti
liturgici.
Al
termine della messa, in papamobile Benedetto XVI ha fatto il
giro dell’area per salutare i fedeli, e si è quindi
diretto in città, dove lo attendevano migliaia di lametini
in festa. Tutto il percorso è stato caratterizzato dalla
presenza — ai lati delle strade, per alcuni chilometri
neanche transennati — di una folla composta e gioiosa.
Molte persone sventolavano bandiere, fazzoletti, foulards,
in particolare davanti alle parrocchie situate lungo il
tragitto che ha condotto il Papa in episcopio, passando per
le vie del centro storico di Nicastro, una delle tre località
che, insieme con Sant’Eufemia e Sambiase, formano Lamezia
Terme. Ventimila bandierine bianche e gialle, i colori dello
Stato della Città del Vaticano, erano state donate per
l’occasione dalla diocesi di Palermo che le aveva a sua
volta utilizzate nella visita papale dell’ottobre 2010.
Giunto
in episcopio, il Papa ha pranzato con i vescovi della
Calabria. Verso le 16.30, il Pontefice ha salutato gli
organizzatori della visita e ha raggiunto in papamobile lo
stadio «Guido D’Ippolito», da dove è partito in
elicottero per Serra San Bruno.
Il
Papa era arrivato all’aeroporto internazionale di Lamezia
Terme verso le 9.45, proveniente da Ciampino. Ad accoglierlo
erano presenti, tra gli altri, il vescovo Luigi Antonio
Cantafora, l’onorevole Gianni Letta, sottosegretario della
Presidenza del Consiglio dei ministri dello Stato italiano,
Francesco Maria Greco, ambasciatore d’Italia presso
la Santa Sede
, Giuseppe Scopelliti, presidente della regione Calabria, il
sindaco della città. dal nostro inviato Nicola Gori
11
ottobre 2011
. 
 



 
ll
Papa, la Madonna non l'ha neanche incensata. Dalle
foto si vede che non la degna neanche di uno sguardo.

La
Statua della Madonna ancora alle ore 7 non c'era.


La
squadra della Protezione Civile era presente nei punti più
delicati

Finire sulla mensa papale fa tanto marketing
territoriale dicono gli esperti.
Funghi di Soveria, vini Statti, acqua Sorbello, 'nduja
di Spilinga, sardella di Torretta di Crucoli, tartufi
gelato di Jacurso, cipolle di Tropea, patate di
Decollatura.
Chi può cerca di promuovere i propri prodotti
facendoli "entrare" nel menù papale.
Si avrà poi la possibilità di affermare a tutto
tondo: "questo è un prodotto gustato da Sua
Santità Benedetto XVI".
Conflenti non ha molto da offrire per la visita del
Sommo Pontefice (oltre alla B. V. di Visora
naturalmente!), ma per qualche "mastazzualu"
forse ci avrebbero potuto provare.


Lamezia,
sit-in di "Pensiero Laico" contro costi visita
Papa
Lamezia
Terme, 3 ottobre 2011 - "In tempi di
crisi economica globale, di stati sull’orlo della
bancarotta e di ingenti tagli del governo Berlusconi alle
risorse destinate agli enti locali, circa 2milioni
di euro sono stati deliberati d’urgenza per
l’organizzazione della visita a Lamezia Terme del capo
della chiesa cattolica". Inizia così, una
nota diffusa dal Comitato spontaneo per una città
laica di Lamezia che stigmatizza i costi della vista del
Papa a Lamezia in programma domenica prossima.
"Per l’esattezza - prosegue la nota - 1milione 340
mila stanziati dal Comune di Lamezia Terme e 600mila euro
deliberati dalla Provincia di Catanzaro e dalla Regione
Calabria. A ciò va aggiunta l’area, in pieno Piano Api,
offerta gratuitamente alla curia per la costruzione della
nuova cattedrale e per la realizzazione di edifici dedicati
all’istruzione, vale a dire, scuole private cattoliche. Ci
sembra inoltre fuori luogo l’affermazione del sindaco
Speranza circa il ribasso di aggiudicazione della gara per
la sistemazione dall’area ex-Sir: affermare con entusiasmo
che è stata aggiudicata una gara con un ribasso di circa il
40% (in realtà è del 49.32%) significa non aver chiaro
cosa potrebbe rilevare un ribasso cosi elevato soprattutto
in Calabria e nel resto del Mezzogiorno d’Italia. La
chiesa certamente non ha bisogno di tutti questi fondi
pubblici perché al proprio patrimonio “sovrano” vanno
aggiunti i circa 900milioni di euro che ogni anno incassa
tramite l’8 per mille, e le donazioni che arrivano da ogni
parte del mondo. Inoltre il governo italiano l’ha esentata
pure dal pagamento dell’ICI, nonostante una sentenza
contraria della Corte Costituzionale e la minaccia della UE
di aprire un processo all’Italia per “aiuti dello Stato
a Enti ecclesiastici”. Se tutto ciò non bastasse, la
curia lametina ha già avviato la macchina del
merchandising: sul sito internet creato appositamente per lo
storico evento, ilpapaalamezia.it, si vende veramente di
tutto: t-shirts, cappellini, foulard, bandierine, ovviamente
tutto a prezzi ultrapopolari, perché la chiesa cattolica
non può in nessun modo venir meno ai voti di
obbedienza, castità e povertà! Un evento quindi a costo
zero per la chiesa lametina. Anzi, l’evento stesso diventa
occasione per incassare qualche migliaio di euro. Allora una
considerazione ci viene spontanea: dei voti di obbedienza,
castità e povertà l’unico rimasto in piedi è solo
quello dell’obbedienza… al potere ed al denaro! Se
ancora dovesse esistere il concetto di “laicità dello
Stato” (e quindi degli enti pubblici locali) chiediamo ai
nostri amministratori perché tutto questo denaro pubblico -
prelevato dalle tasche dei contribuenti lametini e calabresi
(anche non cattolici) - non sia stato utilizzato per
migliorare le pessime condizioni sociali in cui versano
molti cittadini calabresi?Eppure le emergenze in città e
nel resto della Calabria sono tante: adeguamento e
risanamento delle scuole, realizzazioni di asili nido,
creazione di nuovi posti di lavoro, sostegno al reddito con
il salario sociale ai disoccupati e ai giovani inoccupati,
sostegno ai disabili, sostegno alle pensioni minime,
miglioramento del servizio di assistenza domiciliare,
abitazioni per le fasce meno abbienti ecc...Ancora una volta
i nostri governanti hanno scelto la scorciatoia del consenso
facile giocando sul sentimento religioso dei cittadini,
bruciando così 2milioni di euro per un evento di poche ore
che, nella migliore delle ipotesi, lascerà invece che
giustizia e dignità sociale soltanto un vago ricordo
nella mente dei cittadini calabresi. Invitiamo
pertanto i cittadini, le associazioni, il movimento, le
organizzazioni politiche e sindacali a partecipare al
sit-in "Pensiero Laico" che si terra giovedì
6 ottobre alle ore 18,30 presso l'area pedonale di corso
Nicotera". (Nella foto, il palco in fase
di allestimento per la celebrazione dell'Eucarestia del Papa
nell'area ex-Sir) (Ph Sa. Gam. per LTNEWS)
Il
Papa ha dichiarato "La chiesa si spogli dei beni
materiali. E noi del mondo libero siamo perfettamente
d'accordo"

Il lettore vede che il
Bambin Gesù ha tre ramoscelli di quercia

La Curia
di Lamezia invece di pensare a mettere in sicurezza la
chiesa di Conflenti pensano a spendere ben 10 milioni di
euro per la costruzione di una nuova chiesa in Lamezia dove
di chiese ve ne sono tante.
 
Questa è la corona che
aveva la statua giorno 9.10.2011 sul palco del Papa . Sorge
un dubbio quale è quella in oro? sotto ne abbiamo altre due
diverse...
Lamezia Terme già Sambiase, località
Miraglia, "conicella" con la statuina della
Madonna di Conflenti
Notate che il Bambin
Gesù ha i ramoscelli di quercia.
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